I disturbi della condotta alimentare sono caratterizzati da un rapporto problematico con il cibo, nonché dall’influenza che il peso e la forma del corpo esercitano sulla stima di sé.

Tra i disturbi alimentari vi sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il binge eating disorder (BED).

L’anoressia nervosa è caratterizzata da una notevole perdita di peso data da una volontaria riduzione dell’apporto alimentare con lo scopo di raggiungere l’esilità. Per ottenere tale obiettivo molte ragazze svolgono attività fisiche estenuanti o fanno ricorso a purganti o si inducono il vomito. La drastica perdita di peso trova come corrispettivo l’amenorrea, ovvero l’assenza del ciclo mestruale per tre mesi di fila.

La bulimia, invece, si caratterizza per la presenza di abbuffate voraci che spesso avvengono in solitudine e si accompagnano a forti sensi di colpa. Anche in questo caso possiamo riscontrare condotte “compensatorie” come l’esercizio fisico, il ricorso a diuretici/purganti o l’induzione del vomito. Il binge eating disorder è molto più raro e ha in comune con la bulimia le abbuffate, mentre mancano le condotte di compenso.

Ho scelto di trattare questo argomento per due ragioni; la prima è che è un tema molto caro ai genitori di figli adolescenti, ciò a ragion veduta visto che tali problematiche esordiscono in media fra i 15 e i 19 anni per l’anoressia e tra i 20 e i 24 anni per la bulimia. L’incidenza annua è di circa 8 casi su 100.000 per l’anoressia e di 12 casi su 100.000 per la bulimia, se si considera solo la fascia adolescenziale il numero sale vorticosamente a 80 casi per 100.000 per l’anoressia e a 82 casi per 100.000 per la bulimia.

La seconda ragione è che parlando con molti genitori mi sono resa conto che vi sono molte conoscenze errate. Userò il femminile perché sono disturbi che colpiscono perlopiù le donne, anche se i ragazzi non ne sono esenti.

Partiamo con ordine:

“Mia figlia non è magrissima quindi non soffre di questi disturbi”

Sbagliato: dovete sapere che mentre le ragazze che soffrono di anoressia sono sottopeso (perché si possa parlare di anoressia il BMI deve essere sotto 17.5), le ragazze bulimiche sono normopeso se non leggermente sovrappeso. Chi soffre di BED invece è in sovrappeso.

“Non ti preoccupare nostra figlia non avrà mai questi disturbi, è una ragazza studiosa, non una ragazza che si caccia nei guai”

Sbagliato: le ragazze anoressiche sono persone spesso perfezioniste, con un forte desiderio di controllo. Con perfezionismo intendo la tendenza a richiedere a se stessi e agli altri prestazioni di gran lunga superiori a quelle che una certa situazione richiederebbe.

“se una madre non si accorge immediatamente che la propria figlia perde molti chili è una madre terribile”

Sbagliato: nel 90% dei casi i disturbi del comportamento alimentare iniziano con una dieta che spesso viene appoggiata dalla famiglia in quanto la ragazza ha delle reali motivazioni per voler perdere peso. Il problema sorge nel momento in cui la dieta, intesa come una restrizione significativa dell’apporto di cibo, inizia a divenire un pensiero ossessivo, l’unico motore della vita. Anche l’attività sportiva raggiunge i medesimi livelli. Ciò non accade dall’oggi al domani: è un dimagrimento molto lento e questo è il motivo per cui non salta subito all’occhio. Pensate a quando vostro figlio cresceva in altezza, vi accorgevate che era cresciuto dopo qualche mese se non dopo un anno. Diciamo che coi disturbi alimentari accade perlopiù la stessa cosa, senza contare che la perdita di peso significativa caratterizza solo l’anoressia.

E’ tutta colpa dei media:

Non proprio sbagliato: sicuramente la pressione sociale gioca un ruolo, ma non può essere considerato l’unico fattore. Tutte le adolescenti occidentali sono sottoposte a questo bombardamento mediatico, ma solo una piccolissima parte di esse sviluppa un disturbo alimentare. E arriviamo così a sfatare un altro falso mito: non è tutta colpa della famiglia. Queste problematiche si sviluppano per un intreccio di moltissimi fattori: biologici, caratteristiche di personalità, famigliari, socio-culturali.

E ora sorge legittima una domanda: Come posso sospettare la presenza di un disturbo alimentare?

  1. Sono ragazze molto attente all’aspetto fisico, ma questa attenzione è un’attenzione molto dolorosa. In adolescenza è normale essere attente al proprio aspetto, ma in questo caso si coglie la sofferenza con cui si “ispezionano” allo specchio. Hanno la sensazione che qualcosa sfugga dal loro controllo.
  2. Ecco un’altra parola chiave: Il controllo. C’è un forte desiderio di esercitare il controllo sulla propria vita, sul corpo che cambia. E cosa c’è di meglio che esercitare il controllo su un istinto così basilare come la fame?
  3. Osservate come si comportano a tavola: sono molto silenziose o molto lente nel mangiare. Tagliano il cibo in pezzetti piccoli piccoli, masticano tantissimo. O al contrario mangiano con molta fretta e scappano subito in bagno. A volte possono inventare scuse del tipo “non ho fame, ho mangiato tantissimo a pranzo”, “se mangio a cena non riesco a digerire” o “se mangio questo sto male”. E così piano piano una serie di alimenti spariscono dalle loro tavole.
  4. L’attività fisica: smette di essere un piacere e diviene un dovere. Sono instancabili, spendono moltissime energie a fare sport. Manca l’aspetto ludico, fanno sport perché “li fa scaricare” o per un senso di dovere e di controllo del peso.
  5. I pensieri sul cibo diventano un’ossessione (il nostro corpo è più furbo di noi): spesso cucinano per tutta la famiglia, senza mangiare nulla. Collezionano ricette o fanno scorte, senza mangiare quello che comprano.
  6. Problematiche di natura ginecologica: come già accennato precedentemente l’anoressia si caratterizza per la presenza di amenorrea o di irregolarità del ciclo. Questa problematica, inoltre, può risultare associata anche a vaginiti recidivanti. Nei maschi si presentano disfunzioni sessuali quali il calo del desiderio e/o la disfunzione erettile.

Questi sono solo dei campanelli d’allarme, se avete il sospetto potete rivolgervi a un centro specializzato o a uno Psicologo-Psicoterapeuta o a un Neuropsichiatra infantile.

Se vostra figlia/o nega di aver un problema e si mostra riluttante a chiedere aiuto, potreste rivolgervi voi ad uno psicologo o uno neuropsichiatra infantile il quale potrà darvi dei consigli su come gestire la situazione e come aiutare vostra figlia/o.

Serena Pinto

Psicologa-Psicoterapeuta Psicoanalitica Relazionale